| .Università degli Studi di Milano | Facoltà di Scienze Matematiche, Fisiche e Naturali | ||||||||
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La comprensione dettagliata delle relazioni struttura-funzione delle proteine e’ un passo fondamentale ed essenziale per la delucidazione di tutti i processi cellulari. L’ inizio della cosiddetta “era post-genomica” offre l’ entusiasmante opportunita’ di identificare nuove funzioni, nuovi meccanismi regolatori ed interazioni tra proteine con il risultato ultimo di una migliore e piu’ profonda comprensione dei meccanismi molecolari che controllano le funzioni cellulari, che, in buona parte, sono mediate da cambiamenti conformazionali a seguito di interazioni proteina-proteina o proteina (enzima)-ligando. Tali fenomeni possono essere studiati mediante approcci biochimici che permettono di descrivere la termodinamica e la cinetica del processo in esame. Gli studi meccanicistici di nuovi enzimi costituiscono un altro settore della ricerca contemporanea particolarmente importante per le ricadute in campi che vanno dalla scoperta di nuove attivita’ catalitiche, all’ ingegnerizzazione di enzimi con nuove attivita’ e alla progettazione razionale di farmaci da usare per combattere malattie in rapida diffusione. Questa Unita’ di Ricerca e’ formata da quattro laboratori che si concentrano su tre aspetti particolari della scienza delle proteine e, piu’ precisamente: a) definizione dei meccanismi di reazione e di regolazione in enzimi al duplice scopo di contribuire alla comprensione del macchinario catalitico della cellula e di gettare le basi per la progettazione razionale di farmaci per combattere malattie mortali tra cui la tuberculosi e la malaria; b) cancro; c) cammini metabolici. I laboratori sono forniti della strumentazione e delle competenze per utilizzare, nell’ ambito dei diversi progetti, un’ ampia gamma di tecniche di: biologia molecolare e cellulare, espressione (eterologa) di proteine e loro purificazione, ingegnerizzazione di proteine, analisi cinetica (in anaerobiosi) allo stato stazionario e pre-stazionario (cinetica rapida), spettroscopia di assorbimento e fluorescenza. Inoltre, attraverso collaborazioni, tali approcci sono complementati da altri di tipo strutturale e spettroscopico.
Linee di Ricerca: 1.
Enzimologia
Curti, Zanetti, Vanoni, Aliverti, Pandini, Caprini. 1.1 Trasferimento elettronico in ossidoriduttasi dipendenti da flavina e centri ferro-zolfo I cofattori flavinici e i centri ferro-zolfo sono i due piu' importanti cofattori utilizzati nelle reazioni di ossidoriduzione in tutti gli organismi viventi. Ciononostante le relazioni precise tra l' intorno del dato cofattore e la direzione e la velocita' del trasferimento elettronico tra piridin nucleotidi (NADP(H) o NAD(H)) e cofattori flavinici e tra cofattori flavinici e centri ferro-zolfo sono ancora in larga misura sconosciuti. I nostri laboratori si occupano di questo problema biologico fondamentale mediante lo studio dei processi di trasferimento elettronico in enzimi flavina-dipendenti di diversa complessita' e utilizzando una serie di approcci complementari quali la mutagenesi sito-diretta, titolazioni redox, cinetica rapida e metodi computazionali. Attualmente sono in corso di studio: 1.1.1. La glutammato sintasi batterica NADPH-dipendente, un enzima complesso che opera ossidando il NADPH e trasferendo due equivalenti di riduzione al 2-imminoglutarato generato dall' addizione dell' ammoniaca (rilasciata dalla L-glutammina) al 2-ossoglutarato. Il trasferimento elettronico dal sito di ingresso degli elettroni (il cofattore FAD sulla subunita' minore, b) al sito di uscita (la molecola di FMN sulla subunita' maggiore, a) e' mediato da tre diversi centri ferro-zolfo ( un centro [3Fe-4S] e due centri [4Fe-4S] a basso potenziale) che formano una catena di trasporto elettronico tra le flavine. 1.1.2 Le ferredossine e ferredossina-NADP+ riduttasi vegetali, un sistema redox coinvolgente centri flavinici e ferro-zolfo in proteine separate, sono un soggetto ideale per lo studio dei processi di trasferimento elettronico intermolecolare tra proteine, di riconoscimento molecolare e di specificità enzima-substrato, grazie alla disponibilità di numerose isoforme e proteine chimeriche. Dopo aver fornito una dettagliata descrizione della struttura e delle proprietà di varie FNR fotosintetiche, stiamo attualmente studiando le relazioni struttura-funzione della isoforma non-fotosintetica, la FNR di radice di mais, mediante ingegneria proteica e cristallografia ai raggi-X in collaborazione con P. Andrew Karplus (Oregon State University, Corvallis, U.S.A.). 1.2 Controllo e coordinamento della catalisi nella glutammato sintasi, una amidotrasferasi dipendente da flavine e centri ferro-zolfo
1.3 Risoluzione della struttura tridimensionale della glutammato sintasi mediante tecniche in soluzione e a singola
1.4 Lisina demetilasi 1 (LSD 1) umana
1.5 Approcci computazionali per la determinazione dei meccanismi di reazione di flavoproteine
2.
Nuovi bersagli per la progettazione razionale di farmaci
2.1 Enzimi
di Mycobacterium tuberculosis
che agiscono su tRNA: glutammil tRNA sintetasi and glutammil-tRNA
riduttasi Curti, Vanoni, Paravisi. La glutammil-tRNA sintetasi e la glutammil-tRNA riduttasi catalizzano i primi due passaggi della biosintesi dell' acido d-amminolevulinico, il primo precursore comune della biosintesi dei cofattori tetrapirrolici, nella maggior parte dei batteri e nelle piante. La glutammil-tRNAsintetasi e' anche essenziale per la biosintesi delle proteine in tutti gli organismi. Alla luce delle differenze tra le glutammil-tRNA sintetasi batteriche e gli enzimi di mammifero e del fatto che la glutammil-tRNA riduttasi e' assente nei tessuti animali, entrambi gli enzimi sono bersagli ideali per lo sviluppo di inibitori specifici da usare come punto di partenza per lo sviluppo di nuovi antibiotici. Pertanto, abbiamo iniziato un programma di clonaggio ed espressione dei geni codificanti la glutammil-tRNA sintetasi e la glutammil-tRNA riduttasi di M. tuberculosis per la successiva purificazione e caratterizzazione dei due enzimi. In particolare, siamo interessati a studiare le interazioni di ciascune delle due proteine con i t-RNA substrato corrispondenti. 2.2 NADPH-ferredossina riduttasi e ferredossine di Mycobacterium tuberculosis: componenti del sistema di riduzione dei citocromi P450 Zanetti, Aliverti, Pandini, Pennati, de Rosa, Balconi. La NADPH-ferredossina riduttasi (NFR) di M. tuberculosis è il prodotto del gene fprA, conservato nei micobatteri. E’ stato dimostrato che la NFR è una flavoproteina contenente FAD capace di ridurre in modo NADPH-dipendente ferredossine di diverso tipo. M. tuberculosis possiede un ricco e complesso metabolismo lipidico: nel suo genoma sono presenti venti geni codificanti citocromi P450, monoossigenasi che agiscono su substrati lipidici e steroidi. La NFR è stata proposta rappresentare, assieme ad una o più ferredossine, il sistema ossidoriduttivo che in M. tuberculosis fornisce equivalenti di riduzione ai citocromi P450. Oltre a questa funzione, la NFR potrebbe avere un ruolo nella biogenesi dei centri ferro-zolfo. In entrambi i casi, la NFR sarebbe un eccellente bersaglio di farmaci. Abbiamo ottenuto la struttura ad alta risoluzione della proteina in collaborazione con Andrea Mattevi (Università di Pavia) e realizzata un’estensiva caratterizzazione delle sue proprietà catalitiche. Recentemente, in collaborazione con il Dr. Vinod Bhakuni (Central Drug Research Institute, Lucknow, India), sono stati studiati in dettaglio i fattori chimico-fisici che influenzano la conformazione nativa della NFR e il suo processo di ripiegamento. E’ in corso di studio la reazione dell’enzima con NADPH e NADH in condizioni di stato pre-stazionario, con l’identificazione delle specie intermedie coinvolte e la misura delle costanti di velocità dei singoli passaggi del meccanismo catalitico, in collaborazione con il Dr. Giovanni Gadda (Georgia State University, Atlanta, U.S.A.). E’ oggetto di studio anche il coinvolgimento di specifici residui nella catalisi mediante ingegneria proteica. 2.3 Ferredossine:NADP+ riduttasi e relative ferredossine partner di Toxoplasma gondii e Plasmodium falciparum Zanetti, Aliverti, Pandini, Balconi, Pennati, de Rosa. Gli Apicomplexa sono un phylum di protisti parassiti, che includono T. gondii e P. falciparum. Questi organismi contengono un peculiare organello, detto apicoplasto, correlato ai plastidi vegetali non-fotosintetici. E’ stato dimostrato che l’apicoplasto è essenziale per la virulenza, e di conseguenza le proteine in esso localizzate sono considerate attraenti bersagli per nuovi farmaci antiparassitari. Abbiamo dimostrato che l’organello contiene una ferredossina-NADP+ riduttasi (FNR) e una ferredossina (Fd) in grado di formare un complesso proteina-proteina ossidoriduttivamente attivo. Il ruolo metabolico della coppia FNR/Fd di P. falciparum è stato studiato in collaborazione con Frank Seeber (Phillips University, Marburg, Germany) and Joachen Wiesner (Justus-Liebig University, Giessen, Germany), mostrando che il sistema FNR/Fd è in grado di veicolare elettroni dal NADPH a LytB, un enzima coinvolto nella biosintesi degli isoprenoidi. Il processo di riconoscimento molecolare tra FNR e Fd di Apicomplexa è stato investigato mediante proteolisi limitata e ingegneria proteica. La struttura tridimensionale della FNR di P. falciparum è in corso di studio mediante cristallografia ai raggi-X in collaborazione con Martino Bolognesi e Mario Milani.
3. Alterazioni della
cromatina nei tumori
Minucci, Prudenziati, Marinelli, Del Zuffo, La Salandra.
Le nostre attivita' di
ricerca hanno come obbiettivo lo studio della perdita di regolazione
della struttura e funzione della cromatina nel cancro per due ragioni
principali:
4. Metabolismo della vitamina D3 in cellule vegetali. Biosintesi,
regolazione e caratterizzazione di idrossilasi Burlini. Molte piante, tra cui il Solanum malacoxylon, contengono quantita' variabili di vitamina D3 e dei suoi derivati idrossilati: 25-idrossi vitamina D3 e 1a,25 diidrossi vitaminaD3 (1a,25(OH)2D3). 1a,25(OH)2D3 e' essenziale per il mantenimento dell' omeostasi di calcio e fosforo negli animali, mentre il suo ruolo fisiologico nelle piante deve ancora essere definito. Dati preliminari sono in accordo con l' ipotesi che 1a,25(OH)2D3 abbia un ruolo nel metabolismo del calcio nelle piante come negli animali. E' in corso un progetto di studio del ruolo metabolico dell' 1a,25(OH)2D3 e della via metabolica a cui appartiene, basato sulla determinazione dei livelli dei diversi metaboliti della vitamina D3 in cellule vegetali in diverse condizioni sperimentali. 5. Biologia Strutturale delle Proteine5.1 Co-repressione della trascrizione genica da parte di CtBP3 Bolognesi, Nardini, Ricagno.
CtBP3 è una
proteina di circa 50 kDa che agisce come co-repressore della
trascrizione genica nel nucleo cellulare. Essa, inoltre, può essere
coinvolta nella vescicolazione della membrana del Golgi,
probabilmente grazie alla sua attività aciltransferasica. Nel nucleo
cellulare CtBP3 lega NAD(H), ed agisce sotto forma di dimero
favorendo il reclutamento di deacetilasi di istoni, di selezionate
proteine che legano il DNA e di enzimi, formando così un complesso
multiproteico di 1.6 MDa capace di modificare la struttura della
cromatina. CtBP3 è anche coinvolta in innumerevoli processi
cellulari correlati allo sviluppo ed alla tumorigenesi. I nostri
studi cristallografici hanno come obiettivo la caratterizzazione sia
dell’attività di co-repressione trascrizionale, sia dell’attività
enzimatica di CtBP3, attraverso l’analisi strutturale di complessi
proteina-proteina, proteina-cofattori, e dei loro meccanismi di
5.2 Strutture e meccanismi di riconoscimento in emoproteine di microorganismi Bolognesi, Milani, Nardini.
Il
fold caratteristico delle globine (sandwich di 3-su-3
a-eliche)
risulta largamente modificato nella famiglia delle “emoglobine
troncate” recentemente scoperta (trHb, a sandwich di
a-eliche
2-su-2). Stiamo esaminando attivamente le strutture di trHb da varie
fonti, in particolare da Mycobacterium tuberculosis, in cui
due diverse trHb risultano essenziali per la sopravvivenza del
micobatterio. I nostri studi si focalizzano sulle proprieta’ di un
tunnel che attraversa la matrice proteica, caratteristico di alcune
trHb, che potrebbe fungere da canale per la diffusione di ligandi
biatomici dell’eme (O2, NO, CO). In accordo con il
possibile ruolo difensivo nei confronti dello stress nitrosativo
prodotto dai macrofagi, una delle trHb di M. tuberculosis ha
mostrato una significativa attivita’ NO-diossigenasica. In questo
contesto, il laboratorio ha recentemente risolto la struttura 3D
della trHbP di Campylobacter jejuni, quale primo esempio di
una trHb appartenente al gruppo III della famiglia stessa.
5.3 Proprietà strutturali delle emoglobine esacoordinate Bolognesi, Nardini. Si è scoperto che la molecola proteica dell’emoglobina, conosciuta da lungo tempo, è ampiamente diffusa in phyla molto diversi (compresi batteri, funghi e piante), contrariamente a quanto si credesse inizialmente. Negli ultimi anni una sottofamiglia delle emoglobine ha dato vita a nuovi studi, soprattutto con particolare riferimento ad un nuovo meccanismo per controllare l’affinità per l’ossigeno. Tale meccanismo si basa sull’utilizzo del residuo distale His come ligando che compete con l’ossigeno per la coordinazione all’atomo di ferro del gruppo eme. Esempi di emoglobine esacoordinate sono la neuroglobina umana (una emoglobina esacoordinata specifica di determinate zone del cervello, coinvolta nella risposta all’ipossia), la citoglobina umana, l’emoglobina di riso ed alcune altre. Il fold tridimensionale classico delle globine è ampiamente conservato all’interno di questa sottofamiglia di emoglobine. Scopo della nostra ricerca è quello di supportare gli studi sulla funzionalità e sui meccanismi delle emoglobine esacoordinate, attraverso l’analisi delle loro strutture e la progettazione di mutanti. Un altro studio collegato a questo argomento è quello relativo alla mini emoglobina (soltanto 109 aminoacidi) appartenente al verme nemertino Cerebratulus lacteus. In questo caso, dopo aver determinato la struttura tridimensionale della proteina, ci stiamo focalizzando sulla progettazione e relativo studio di mutanti che provino il meccanismo di riconoscimento dell’ossigeno ed il suo legame al gruppo eme. Tale ricerca è svolta in collaborazione con il Centro di Eccellenza per la Ricerca Biomedica, Università di Genova (Italia), l’Università di “Roma Tre” (Italia), l’Università di Anversa (Belgio), l’Università di Mainz (Germania) e l’Università di Buenos Aires (Argentina). 5.4 Cristallizzazione di proteine in larga scala Bolognesi, Nardini, Milani.
La sfida
posta dal periodo post genomico determina nuovi approcci al problema
della cristallizzazione delle proteine, il principale "collo di
bottiglia" della biologia strutturale a raggi X. Grazie alla
possibilita' di produrre alcuni mg di proteine ricombinanti, la
ricerca di condizioni di cristallizzazione ottimali si realizza in
approcci paralleli, basati su un campionamento combinatoriale dello
spazio di cristallizzazione, utilizzando micro/nano dispensatori
robotici e l'analisi automatizzata di migliaglia di esperimenti di
crescita dei cristalli. Un tale approccio
e' quello u
5.5 Proteomica strutturale su enzimi virali Bolognesi, Bollati, Mastrangelo, Milani, Sorrentino.
Nel
contesto del progetto Europeo FP6, il nostro gruppo sta perseguendo
una linea di ricerca sulla proteomica strutturale degli enzimi
virali coinvolti nella replicazione. Il progetto “Vizier” include 25
laboratori europei che cooperano per identificare enzimi virali che
possono portare alla identificazione di nuovi target per lo sviluppo
di farmaci antivirali. Il nos
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Intervista al Premio Nobel Timothy Hunt
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